Egon Schiele: arte e scandalo

Prima o poi nascerà una fede nei miei quadri, nei miei scritti, nei concetti che esprimo con parsimonia, ma nella forma più pregnante. I quadri che ho realizzato finora saranno forse solo dei preamboli, non lo so. Ne sono così insoddisfatto, se li passo in rassegna. Hanno torto quanti pensano che dipingere sia meglio di niente. Dipingere è una capacità. Io penso all’accostamento dei colori più caldi, che sfumano, che si liquefanno, rifrangono, stanno in rilievo, carica terra di Siena grumosa con verdi o grigi, e accanto una stella di un azzurro freddo, bianca, biancoazzurra. Sono diventato esperto e ho fatto i calcoli rapidamente, ho osservato ogni cifra e ho cercato di desumere. Il pittore può anche guardare. Ma vedere è qualcosa di più. Stabilire un contatto con un’immagine che ci riguarda, è molto. La volontà di un artista?

Questo scriveva il 20 giugno 1911 Egon Schiele al dottor Oskar Reichel, uno dei suoi principali mecenati-collezionisti. L’irrequietezza di questo artista ne è parte intergrante. Lui che ha segnato in modo profondo l’arte del primo Novecento, e che la morte colse prematuramente all’apice della sua carriera. Il 31 ottobre del 1918, infatti, Schiele a soli 28 anni muore a causa della devastante epidemia di influenza spagnola che ha già decimato mezza Europa e che, solo tre giorni prima, ha portato via anche sua moglie Edith, incinta di sei mesi.


Egon Schiele un pittore maledetto? Ancora oggi, nel XXI secolo, quando i suoi nudi, utilizzati all’interno della campagna fatta dall’Ufficio Turistico di Vienna nel 2018 per promuovere il centenario della Secessione, così come la nuova mostra aperta al pubblico al Museo Leopold di Vienna, sono stati censurati in Gran Bretagna e Germania.

Il museo però è riuscito a volgere la censura a proprio vantaggio. Infatti ha deciso di coprire i genitali delle opere di Schiele sui cartelloni pubblicitari con una fascia bianca con scritto:

“Ci scusiamo, dipinti cent’anni fa ma scandalosi ancora oggi… Vieni a vederlo per intero a Vienna”.

In meno di dieci anni di attività Egon Schiele fu attento interprete di quella particolare realtà sociale che caratterizzava la Vienna di fine secolo. Ha dato vita a una immensa produzione grafica: oltre tremila opere tra disegni e acquerelli, di cui la maggior parte raffigura figure ossute e spigolose, volti e corpi scarni, mani nodose e sguardi fortemente malinconici.

Oltre a questo genere dipinse anche alcuni paesaggi ed edifici altre volte invece, l’oggetto di rappresentazione sono donne gravide, figure infantili alle soglie dell’adolescenza e coppie. Egon Schiele amava anche autoritrarsi e le espressioni del suo viso trasmetteno il senso di alienazione e di angoscia vissuta.

Non tutti sanno che nel 1906 Egon Schiele fece domanda per studiare alla Scuola di arti e mestieri di Vienna, la Kunstgewerbeschule, ma che su consiglio dei suoi docenti andò alla più tradizionale Akademie der Bildenden Künste. Dopo solo tre anni l’abbandonò.


Nel 1911 Schiele si trasferì a Krumau con la sa compagna Wally Neuzil. Dapprima amante questa di Gustav Klimt, divenne la sua modella preferita. Ma gli abitanti della cittadina rimasero scandalizzati dalla loro libertà di costumi e la coppia fu costretta a trasferirsi a Neulengbach. Dove solo un anno dopo fu messo in carcere perchè accusato di aver sedotto una minorenne. Con questa condanna il pittore si ritrovò distrutto e solo. Il 1918 fu un anno speciale per lui perchè alla Secessione ci fu una mostra molto importante di Schiele e questa fu il suo più grande successo artistico.


Dove puoi vedere opere di Schiele a Vienna?

Leopoldmuseum

Belvedere Museum

Albertina museum

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